Olio di semi, cosa dicono i test: quali presentano più contaminanti

Apri la dispensa, prendi la bottiglia per friggere o condire, e pensi che dentro ci sia solo un grasso vegetale “neutro”. I test di laboratorio raccontano una storia un po’ più complessa: alcuni oli raffinati possono contenere contaminanti che non arrivano solo dai campi, ma si formano anche durante la lavorazione. Il dettaglio più importante è questo, i livelli più alti rilevati nei controlli riguardano soprattutto olio di palma e grassi di palma, mentre per i classici oli di semi i valori possono cambiare molto da prodotto a prodotto.

Cosa succede durante la raffinazione

Molti oli vegetali vengono raffinati per migliorarne stabilità, colore e odore. Il passaggio più delicato è la lavorazione ad alte temperature, che può avvicinarsi ai 200 °C. In questa fase possono formarsi i cosiddetti contaminanti da processo a base di glicerolo.

I più discussi sono:

  • Glicidil esteri degli acidi grassi (GE)
  • 3-MCPD e i suoi esteri
  • 2-MCPD e i suoi esteri

Sono nomi tecnici, ma il concetto è semplice: non si tratta di ingredienti aggiunti, bensì di sostanze che possono comparire durante la trasformazione industriale. L’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha più volte richiamato l’attenzione su questi composti perché possono rappresentare un potenziale problema di salute, soprattutto per chi consuma spesso prodotti ricchi di grassi raffinati.

Quali oli mostrano i livelli più alti

Qui bisogna essere precisi. I test disponibili indicano che i valori più elevati di questi contaminanti sono stati osservati in olio di palma e grassi di palma. Questo dato è ricorrente nelle valutazioni tecniche, soprattutto per i contaminanti che si formano in raffinazione.

Per gli oli di semi più comuni, come:

  • girasole
  • soia
  • arachide
  • mais

gli studi analitici hanno esaminato diversi campioni, ma non sempre i risultati pubblici permettono di stilare una classifica netta e valida in assoluto. Chi lavora nel controllo qualità lo sa bene: il livello dei contaminanti dipende da più fattori, dalla materia prima al processo produttivo, fino alla conservazione.

Tradotto in pratica, non basta dire “olio di semi sì” oppure “olio di semi no”. Conta come è stato raffinato, con quali standard e con quali controlli.

Non ci sono solo GE e MCPD

I laboratori cercano anche altri residui o contaminanti, tra cui:

  • MOSH e MOAH, idrocarburi degli oli minerali, osservati con particolare attenzione per i possibili effetti sulla salute
  • IPA, cioè idrocarburi policiclici aromatici, che possono comparire in alcune contaminazioni ambientali o da processo
  • residui di pesticidi

Per individuarli si usano tecniche come la cromatografia e la spettroscopia, strumenti fondamentali per separare e misurare sostanze presenti anche in quantità molto piccole. Nei controlli si valutano anche acidità, purezza, composizione in acidi grassi e altri parametri utili a capire la qualità del prodotto.

Come orientarsi quando compri un olio

Nel quotidiano, qualche accorgimento aiuta davvero:

  • scegli prodotti di aziende che indicano chiaramente origine e tipo di olio
  • controlla che la bottiglia sia ben chiusa e non esposta a luce intensa
  • usa l’olio giusto per l’uso giusto, perché il calore prolungato peggiora la qualità del grasso
  • alterna le fonti di grassi nella dieta, senza affidarti sempre allo stesso prodotto
  • evita di riutilizzare molte volte l’olio per friggere

Chi è abituato a leggere etichette sa che la differenza spesso non si vede a occhio. Un olio limpido e dal colore uniforme non garantisce da solo l’assenza di contaminanti, per questo i controlli di laboratorio restano essenziali.

Alla fine, il messaggio utile è semplice: i test non dicono che tutti gli oli di semi siano “cattivi”, ma mostrano che alcuni contaminanti esistono e che i livelli più alti sono stati riscontrati soprattutto nel palma raffinato. Per il consumatore la scelta migliore resta una dieta varia, un uso corretto in cucina e un po’ di attenzione alla qualità reale, non solo al prezzo o allo slogan in etichetta.

Redazione Fisiomedica 2000

Redazione Fisiomedica 2000

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