Non solo tonno e sgombro: 5 pesci azzurri che possono fare bene al cuore

Davanti al banco del pesce, spesso lo sguardo corre subito su tonno e salmone, mentre in un angolo restano sardine, alici e altri pesci piccoli, lucidi, dal profumo deciso di mare. Eppure è proprio lì che si nasconde una delle scelte più interessanti per chi vuole dare una mano al cuore. Il motivo sta soprattutto nei grassi buoni, quelli che il nostro organismo usa a favore di arterie, infiammazione e profilo lipidico.

Perché il pesce azzurro è considerato amico del cuore

Il pesce azzurro è ricco di omega-3, in particolare EPA e DHA, due acidi grassi polinsaturi studiati da anni in ambito nutrizionale e cardiovascolare. In parole semplici, aiutano a ridurre l’infiammazione, a tenere sotto controllo i trigliceridi e, nel contesto di una dieta equilibrata, possono contribuire a migliorare anche altri indicatori legati al rischio cardiometabolico.

Le linee guida nutrizionali e le principali società scientifiche concordano su un punto pratico: una o due porzioni a settimana sono già una quantità utile. In chi ha fattori di rischio cardiovascolari, o ha già avuto problemi cardiaci, i benefici osservati risultano spesso più evidenti. Superare regolarmente le due porzioni, invece, non sembra offrire vantaggi proporzionalmente maggiori.

Cinque pesci azzurri da riscoprire

1. Sardine

Le sardine sono tra i pesci più completi dal punto di vista nutrizionale. Offrono omega-3, proteine ad alto valore biologico e vitamina D, importante anche per il metabolismo osseo. Sono utili per chi cerca un alimento saziante, nutriente e spesso anche accessibile nel prezzo, anche se il costo può variare in base alla stagione e alla provenienza.

2. Acciughe o alici

Piccole, versatili e molto presenti nella cucina italiana, le acciughe contengono omega-3 e una quota interessante di calcio, soprattutto se consumate in preparazioni che permettono di assumere anche le lische più morbide. Molti nutrizionisti le apprezzano perché hanno poco tessuto connettivo, quindi risultano in genere più digeribili rispetto ad altri pesci.

3. Aringa

L’aringa è meno abituale sulle tavole italiane, ma ha un profilo molto interessante per il cuore grazie all’elevato contenuto di grassi polinsaturi. Se scelta fresca o ben conservata, può essere una valida alternativa nelle settimane in cui si vuole variare senza rinunciare al contributo degli omega-3.

4. Pesce sciabola, spesso chiamato anche aguglia in alcune aree

Ha carni delicate e una buona presenza di proteine di elevata qualità, simili per completezza a quelle di carne e uova. È apprezzato da chi cerca un pesce facile da digerire e semplice da cucinare, per esempio al forno o in umido con pomodoro.

5. Bonito

Ricorda il tonno per consistenza e sapore, ma spesso è meno considerato. È un pesce saporito, ricco di omega-3, adatto a preparazioni veloci come piastra, forno o sugo leggero. Può essere una scelta utile anche per chi vuole alternare i grandi classici senza allontanarsi troppo dai gusti abituali.

Come sceglierlo e portarlo in tavola

Chi frequenta pescherie e mercati lo sa bene, la freschezza fa la differenza. Controlla questi segnali:

  1. Occhi brillanti e non infossati
  2. Branchie rosse o rosate
  3. Odore di mare, mai pungente
  4. Carne soda e compatta

In cucina funzionano bene cotture semplici, come griglia, forno, cartoccio o salsa di pomodoro leggera. Le versioni conservate, come alici o aringhe affumicate, possono essere pratiche, ma è utile fare attenzione al sale, soprattutto se si soffre di pressione alta.

Portare in tavola pesce azzurro una o due volte a settimana non richiede rivoluzioni. Basta imparare a riconoscere qualche specie meno famosa e trattarla con semplicità. Spesso sono proprio i pesci più modesti, quelli che si cucinano in pochi minuti e costano meno in certi periodi, a offrire il mix più interessante di gusto, praticità e protezione cardiovascolare.

Redazione Fisiomedica 2000

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