Su questo, i radiologi e le principali linee guida sanitarie italiane sono piuttosto allineati: per lo screening, se non ci sono sintomi o indicazioni particolari, di solito non si va sotto i 12 mesi tra un esame e quello successivo.
Quante se ne fanno davvero in un anno
Nei programmi pubblici di screening, quelli inclusi anche nei LEA, la mammografia viene in genere proposta una volta ogni due anni tra i 50 e i 69 anni.
L’annualità conta in alcuni casi particolari, per esempio:
- mammelle con tessuto molto denso
- rischio familiare o genetico elevato
- pregressa radioterapia al torace
- indicazione data dallo specialista dopo valutazione clinica e radiologica
Perché non si anticipa troppo
Le dosi di radiazioni delle apparecchiature moderne sono molto basse. Allo stesso tempo però la radioprotezione si muove sempre con un’idea di fondo: usare le radiazioni quando hanno un senso preciso, senza infilare esami troppo vicini tra loro se non c’è una reale necessità clinica.
Il radiologo tiene conto di vari elementi:
- età
- densità mammaria
- presenza di sintomi
- familiarità
- esami fatti in passato
- qualità delle immagini già disponibili
Quando la mammografia annuale può avere senso
In certi casi fare un controllo ogni 12 mesi capita soprattutto nelle donne con seno molto denso, oppure in chi ha un rischio ereditario elevato.
Nei profili considerati ad alto rischio, il percorso di controllo può prevedere anche la risonanza magnetica con contrasto, ogni anno e già in età intorno ai 25 anni, oppure qualche anno prima rispetto all’età in cui la malattia è comparsa in un familiare. Anche chi in passato ha fatto radioterapia al torace tra i 10 e i 30 anni può seguire protocolli dedicati che comprendono RM e mammografia.
Quello che fa davvero la differenza è la personalizzazione.
Sotto i 40 anni serve un altro approccio
Prima dei 40 anni, a meno di situazioni specifiche, la mammografia di solito non è l’esame che si fa per primo. In genere si usano più spesso:
- visita senologica
- ecografia mammaria
- controlli più frequenti solo se c’è una particolare familiarità o una chiara indicazione del medico
Il seno giovane di solito è più denso e meno “leggibile”.
I rischi reali, senza allarmismi
Quando si parla di screening, i medici non guardano solo alla dose di radiazioni. Devono fare i conti anche con i falsi positivi, quei risultati che sembrano preoccupanti ma che poi non indicano alcuna malattia. Le raccomandazioni europee, proprio per tenere insieme benefici e rischi, non vanno nella direzione di consigliare una mammografia ogni anno a tutte le età.
Allo stesso tempo, uno screening fatto come si deve è uno strumento importante. Nei programmi organizzati si è vista una riduzione della mortalità nelle fasce d’età giuste, anche se i risultati possono cambiare a seconda di quanto le persone partecipano, di come funziona il percorso diagnostico e delle caratteristiche di ciascuno.
Cosa fare, in pratica
Se hai fatto una mammografia di recente e stai bene, senza disturbi particolari, riprendi in mano il referto, guarda quando hai fatto l’ultimo esame e parlane con il radiologo, il senologo o il tuo medico curante.
La vera domanda non è “quante ne posso fare?”, ma “quando ha davvero senso rifarla?”.




