Içami Tiba: «Chi non educa i figli rischia di sostenerli per tutta la vita»

La scena è familiare, un figlio adulto che chiama i genitori per pagare un affitto, coprire un debito o risolvere l’ennesima emergenza. In quel momento la frase attribuita a Içami Tiba colpisce subito, perché tocca una paura concreta di molte famiglie. Il senso non è solo economico, riguarda soprattutto la capacità di crescere ragazzi capaci di stare nel mondo.

Che cosa significa davvero

La formulazione esatta della citazione può variare nelle traduzioni, ma il messaggio associato a Içami Tiba, psichiatra e autore brasiliano, è abbastanza chiaro: educare non vuol dire soltanto proteggere o aiutare, vuol dire anche insegnare limiti, responsabilità e autonomia.

Quando questo passaggio manca, il rischio è che il sostegno dei genitori continui molto oltre il necessario. Non perché aiutare sia sbagliato, ma perché un aiuto senza regole può trasformarsi in dipendenza. Nella pratica, educatori e psicologi distinguono spesso tra sostegno temporaneo e mantenimento cronico. Il primo accompagna la crescita, il secondo può bloccarla.

Dove si crea il problema

Spesso non nasce da un singolo errore, ma da piccole abitudini quotidiane:

  • evitare sempre le frustrazioni
  • giustificare ogni mancanza di impegno
  • risolvere subito problemi scolastici, relazionali o economici
  • non chiedere mai un contributo proporzionato all’età

Molti genitori agiscono in buona fede. Succede spesso nelle famiglie attente e presenti, dove l’affetto è tanto, ma i confini sono poco chiari. È qui che entra in gioco la responsabilità, cioè la capacità di collegare scelte e conseguenze.

Educare all’autonomia non significa essere freddi

Questo punto è essenziale. Autonomia non vuol dire abbandono. Vuol dire insegnare gradualmente competenze concrete:

  • gestire un piccolo budget
  • rispettare orari e impegni
  • tollerare un no
  • partecipare alla vita domestica
  • affrontare gli errori senza cercare sempre un salvataggio esterno

Secondo molti specialisti dell’età evolutiva, le regole funzionano meglio quando sono coerenti, spiegate e applicate con continuità. Non servono punizioni teatrali, serve chiarezza.

Un criterio utile per i genitori

Una domanda pratica può aiutare: “Sto facendo qualcosa al posto di mio figlio, oppure gli sto insegnando a farlo da sé?”. La differenza sembra piccola, ma cambia tutto. Un supporto ben dosato rafforza, un aiuto continuo può indebolire.

Per questo la frase attribuita a Tiba resta attuale: il vero investimento dei genitori non è mantenere i figli il più a lungo possibile, ma metterli nelle condizioni di camminare con le proprie gambe, anche quando all’inizio è più faticoso per tutti.

Redazione Fisiomedica 2000

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