Hai il foglio delle analisi in mano, salti la colazione perché devi essere a digiuno, ma esci di casa senza bere quasi nulla. È una scena comunissima, e proprio lì si nasconde uno degli errori che più spesso altera i risultati del prelievo, la disidratazione. Quando il corpo ha meno liquidi del necessario, il plasma si concentra e alcuni valori possono apparire più alti del reale.
Perché bere poco può falsare gli esami
Il sangue non è una sostanza “fissa”, cambia anche in base allo stato di idratazione. Se arrivi al prelievo dopo molte ore senza acqua, oppure dopo una notte con sudorazione intensa, diarrea o caldo forte, il volume dei liquidi circolanti si riduce. Il risultato è una concentrazione artificiale di diversi parametri.
Tra quelli che possono risentirne di più ci sono:
- creatinina, spesso usata per valutare la funzione renale
- azotemia, che misura la quantità di sostanze azotate nel sangue
- potassio
- fosforo
Questo non significa automaticamente che ci sia una malattia. Un valore alterato va sempre interpretato nel contesto clinico, con i range del laboratorio e con il parere del medico. Nella pratica, molti professionisti chiedono di ripetere l’esame quando il dato non combacia con i sintomi o con la storia del paziente.
Non c’è solo il digiuno
Molti pensano che basti presentarsi a stomaco vuoto. In realtà la fase preanalitica, cioè tutto ciò che accade prima dell’analisi in laboratorio, è spesso la parte più delicata.
Gli errori più frequenti sono questi:
- bere troppo poco
- fare colazione, anche solo con caffè zuccherato
- assumere alcol la sera prima
- fumare poco prima del prelievo
- fare attività fisica intensa
- prendere farmaci o integratori senza segnalarlo, per esempio ferro, vitamine, cortisonici
- sbagliare l’orario per esami ormonali, come cortisolo o prolattina
Chi fa controlli periodici lo nota spesso, lo stesso esame può cambiare anche molto se viene eseguito dopo una corsa, una notte agitata o con scarsa idratazione.
L’altro problema, l’emolisi
C’è poi un’alterazione tecnica molto conosciuta nei laboratori, l’emolisi. Significa che i globuli rossi si rompono durante il prelievo o nella manipolazione del campione. Quando succede, alcune sostanze contenute nelle cellule passano nel siero e il risultato può essere falsato.
I parametri che più spesso ne risentono sono:
- potassio
- lattato deidrogenasi
- fosforo
L’emolisi può dipendere da più fattori, per esempio un ago non adeguato, una provetta agitata male, un laccio emostatico tenuto troppo stretto o troppo a lungo. I laboratori seri controllano questi aspetti e, se il campione non è affidabile, possono chiedere un nuovo prelievo.
Come prepararsi davvero bene
Per ridurre il rischio di risultati poco affidabili, basta seguire alcune regole semplici:
La sera prima e la mattina del prelievo
- bevi acqua normalmente, salvo diverse indicazioni mediche
- evita pasti molto grassi o salati
- non assumere alcol
Poco prima dell’esame
- non fumare
- non bere caffè, se è richiesto il digiuno completo
- evita sforzi intensi, scale di corsa comprese
- resta seduto qualche minuto prima del prelievo, soprattutto se sei agitato
Se prendi terapie
- informa sempre il personale su farmaci, integratori e allergie
- per alcuni esami, l’orario del prelievo è importante, quindi segui con precisione le istruzioni del medico o del laboratorio
Quando un valore alto non va interpretato da solo
Un risultato anomalo non è sempre un segnale certo di problema. Può dipendere da idratazione insufficiente, da una preparazione non corretta o da un errore tecnico del campione. Per questo i laboratori e i medici valutano l’insieme dei dati, e quando serve chiedono una conferma.
Il modo più semplice per aiutare le analisi a dire la verità è questo, non pensare solo al digiuno. Arrivare al prelievo ben idratati, riposati e con le indicazioni giuste seguite alla lettera è spesso il dettaglio che fa la differenza tra un numero confuso e un risultato davvero utile.




