Intolleranza al glutine: alcuni segnali da non trascurare

Il glutine è una proteina che si trova in frumento, orzo e segale.

I disturbi digestivi che compaiono più spesso

I sintomi gastrointestinali sono spesso i primi a farsi sentire.

I segnali sono questi:

  • mal di pancia
  • pancia gonfia
  • diarrea
  • stitichezza, oppure periodi in cui si alternano le due cose
  • senso di nausea
  • vomito
  • crampi allo stomaco
  • troppe bolle d’aria nell’intestino e flatulenza
  • afte o piccole infiammazioni in bocca

Di solito questi disturbi compaiono qualche ora dopo aver mangiato. A volte il fastidio compare il giorno dopo.

Chi lavora in ambito nutrizionale o in gastroenterologia si ritrova spesso davanti a questa situazione: il paziente non individua quasi mai un solo alimento, ma piuttosto una serie di episodi simili che tornano nel tempo.

I sintomi che non toccano solo l’intestino

Quando il corpo reagisce al glutine, non sempre si fa sentire solo a livello di pancia e digestione.

Tra quelli che capitano più spesso ci sono:

  • stanchezza che non passa
  • mal di testa o cefalea
  • difficoltà a concentrarsi
  • dolori alle articolazioni o ai muscoli
  • sensazione di rigidità
  • anemia
  • sonno disturbato
  • ansia o umore tendente al basso
  • calo di peso non voluto
  • dermatite erpetiforme

Quando queste cose si sommano ai disturbi intestinali. Un mal di testa ogni tanto, preso da solo. Se però torna con una certa regolarità e si presenta insieme a gonfiore, stanchezza e cambiamenti dell’alvo dopo pasti pieni di cereali.

Attenzione a non confondere condizioni diverse

Nella vita di tutti i giorni si sente parlare un po’ di tutto come intolleranza al glutine, ma dal punto di vista medico le cose non sono così semplici: è fondamentale distinguere tra celiachia, allergia al grano e sensibilità al glutine non celiaca. Si tratta di situazioni diverse.

La celiachia è una malattia autoimmune che può rovinare la mucosa dell’intestino tenue. La sensibilità al glutine non celiaca, invece, può dare sintomi, ma non provoca lo stesso tipo di danno all’intestino.

Le società scientifiche e i centri specialistici ribadiscono un aspetto concreto: non togliere il glutine prima degli esami, perché se si segue già una dieta restrittiva diventa più complicato arrivare a una diagnosi affidabile.

Quando conviene farsi visitare e cosa muovere subito

Vale la pena parlare con il medico o con un gastroenterologo se i sintomi:

  • compaiono spesso dopo aver mangiato
  • vanno avanti per diverse settimane
  • si accompagnano a anemia, dimagrimento o stanchezza

Nel frattempo può tornare utile segnarsi qualche nota in un diario alimentare per una decina di giorni, scrivendo cosa si è mangiato, a che ora e che disturbi sono comparsi.

Se dagli esami emerge una sensibilità o un’altra situazione collegata al glutine, di solito si passa a una dieta rigorosamente senza glutine, messa a punto insieme a un professionista.

Redazione Fisiomedica 2000

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