C’è un momento, spesso silenzioso, in cui i reni iniziano a “fare fatica” ma tu non te ne accorgi. Nessun dolore netto, nessun campanello evidente. Eppure, sotto la superficie, alcuni numeri e piccoli segnali raccontano già una storia chiarissima. Riconoscerla in tempo utile significa, molto spesso, cambiare il finale.
Perché l’insufficienza renale è così difficile da notare all’inizio
L’insufficienza renale nelle fasi precoci (stadi 1 e 2) può essere praticamente asintomatica. I reni hanno una grande capacità di compenso: finché “reggono”, tu ti senti normale. È per questo che la diagnosi precoce si gioca soprattutto su esami mirati di sangue e urine, e su una lettura intelligente dei risultati, non solo sul singolo valore isolato.
Gli indicatori ematici da non sottovalutare
Quando si parla di controllo “in tempo utile”, la prima mossa è capire quanto sta filtrando il rene e con quanta efficienza sta eliminando le scorie.
I principali indicatori nel sangue sono:
- Creatinina sierica: è uno dei marcatori più usati per stimare la funzione renale. Se aumenta, spesso significa che la filtrazione si è ridotta. Approfondire la creatinina aiuta anche a capire perché conti non solo il numero, ma anche età, massa muscolare e contesto clinico.
- Azotemia (urea nel sangue): può alterarsi anche nelle fasi iniziali, ma è più “sensibile” a dieta, idratazione e altre condizioni. Da sola non basta, insieme agli altri dati diventa utile.
- VFG o GFR (velocità di filtrazione glomerulare): è il dato chiave, spesso calcolato automaticamente nei referti. Una GFR sotto 90 ml/min può indicare un problema, soprattutto se persiste o se ci sono altri segni di danno (come proteine nelle urine).
- Elettroliti e assetto metabolico: alterazioni di fosforo, calcio, bicarbonato, acido urico, e un PTH elevato possono comparire con il peggiorare della funzione renale.
- Emocromo: la comparsa di anemia (per ridotta produzione di eritropoietina) è un indizio tipico dagli stadi più avanzati, spesso quando la GFR scende in modo più significativo.
Il dato che “riassume tutto”: come leggere la GFR (senza fissarsi su una sola cifra)
La GFR non è un interruttore acceso o spento. È più simile a una manopola che scende gradualmente.
| Stadio | GFR (ml/min) | Cosa significa in pratica |
|---|---|---|
| 1 | ≥90 | Filtrazione “ok”, ma può esserci danno (per esempio proteinuria) |
| 2 | 60-89 | Riduzione lieve, spesso senza sintomi |
| 3a | 45-59 | Calo moderato, iniziano controlli più stretti |
| 3b | 30-44 | Più rischio di complicanze (anemia, pressione alta, edema) |
| 4 | 15-29 | Riduzione severa, serve presa in carico specialistica |
| 5 | <15 | Fase avanzata, può rendersi necessaria dialisi o altra strategia |
Il punto cruciale è la persistenza: una GFR bassa “una tantum” va interpretata, una GFR bassa ripetuta nel tempo va indagata.
Gli indicatori urinari: la spia più precoce
Le urine sono spesso il posto in cui il problema si manifesta prima, anche quando nel sangue i valori non sembrano drammatici.
Cosa cercare:
- Proteinuria e soprattutto albuminuria: la presenza di proteine, anche in piccole quantità (microalbuminuria), può indicare un danno del filtro renale.
- Esame del sedimento urinario (microscopico): la presenza di cilindri, globuli rossi, globuli bianchi, cristalli, batteri o cellule epiteliali in eccesso può orientare verso cause diverse e richiedere approfondimenti.
- NGAL urinario: in contesti specifici può aiutare a riconoscere precocemente un’insufficienza renale acuta, quando i cambiamenti classici potrebbero arrivare più tardi.
I segnali clinici che compaiono quando la situazione avanza
Quando si passa oltre le fasi più silenziose, il corpo inizia a farsi sentire. I segnali più frequenti includono:
- Ipertensione o peggior controllo pressorio
- Edema (gonfiore a caviglie, piedi, palpebre)
- Stanchezza e anemia
- Alterazioni della minzione (più frequente, notturna, o al contrario ridotta)
- Disturbi ossei, crampi, formicolii, legati a squilibri minerali e ormonali
Chi dovrebbe controllarsi con più attenzione
Alcune condizioni aumentano il rischio e rendono sensato monitorare regolarmente sangue e urine:
- Diabete
- Ipertensione
- Storia di infezioni urinarie ricorrenti, calcoli o glomerulonefriti
- Familiarità per malattia renale
Se ti riconosci in questi profili, o se nei referti compaiono GFR in calo o albumina nelle urine, la scelta più intelligente è parlarne con il medico, per ripetere gli esami, capire la causa e impostare una strategia su misura. In questa storia, il tempo è davvero un alleato.




